Cinque giorni in paradiso

Uno degli stati più belli del Brasile è sicuramente quello di Rio de Janeiro. La mia considerazione è scontata e l’abbiamo sentita già diverse volte, ma dal vivo posso dirvi che Dio si è impegnato talmente tanto che ne sono venute fuori delle opere d’arte naturali incredibili. In autobus abbiamo attraversato lo stato di San Paolo e siamo arrivati in quello confinante di Rio de Janeiro, entrambe si affacciano sull’oceano e in autobus si percorre tutta la costa fino alla capitale carioca. Qui abbiamo passato il capodanno, in portoghese “reveillòn”, dove abbiamo avuto la possibilità di assistere, dalla spiaggia di Leblon, allo spettacolo pirotecnico che avviene in mare. Ho avuto la grande fortuna di passare uno dei capodanni più belli al mondo e non esistono molte parole per descrivere il momento né foto che possano dare un’idea dell’evento.
Il viaggio che vorrei raccontarvi però è quello che abbiamo fatto di ritorno da Rio; il litorale propone dei paesaggi costieri e delle piccole cittadine marine (cittadine termine poco adatto a definire quelle che qui chiamano “praias”) che si misturano alla vegetazione tipica amazzone e ad abitazioni proprie brasiliane. Paesini caratteristici in sequenza come Arraial do Cabo, Cabo Frio, Angra dos Reis, Paraty, Trindade, Buzios, Ilha Grande. La gente che incontriamo è la classica gente di mare, che vive di mare e di turismo, pelle bruciata dal sole e atmosfera piena di salsedine. Cocco gelato e ghiaccio in vendita in tutti i buchi possibili, il calore è forte e si toccano punte di 40 gradi. Sempre in costume e Havaianas. Classico.
L’autobus ci lascia in Conceição de Jacareì dove da qui prendiamo un’imbarcazione che ci porta ad Ilha Grande, un’isola. Il tempo è splendido e il sole batte forte sulle nostre teste, Clarice mi spalma 10 chili di protezione solare evitando spiacevoli scottature alla mia pelle trasparente. Mi rincuora sapere che sull’isola non ci sono banche, fast food, grandi marchi di moda e che la globalizzazione è rimasta momentaneamente dall’altra parte e speriamo che resti là.
Zaino in spalla partiamo alla ricerca della nostra “pousada” che ci ospiterà per 4 giorni, oltre agli abitanti locali mi accorgo della presenza massiccia di sudamericani ed in particolare argentini, infatti il nostro ostello è gestito da una famiglia argentina e ad accoglierci è Benjamin nativo di Buenos Aires.
L’isola è un’esplorazione continua e si ha la possibilità di conoscerla attraverso escursioni a piedi oppure in barca; diverse spiagge sono raggiungibili solo per mezzo di imbarcazioni e anche se il prezzo è corposo vale la vista e la visita, mentre le escursioni sono ben segnalate e divise a seconda della difficoltà.
Il primo giorno, muniti di spray antizanzare e panini-fatti-in-camera stile ciociaro, scegliamo di avventurarci sul sentiero T01 e T02 che dall’isola s’infila attraverso la foresta; l’escursione è abbastanza difficile soprattutto per il caldo e l’umidità che raggiunge livelli altissimi, ma lo sforzo fisico ripaga tutte le bellezze che s’incontrano durante il cammino, un’abbondanza di magnificenza che appaga lo spirito e che annulla lo sforzo fatto. L’escursione dura 4 ore per un totale di 12 chilometri in un misto di sali e scendi e sorprese ovunque: la praia preta (con sabbia di colore nero), un acquedotto attivo nel bel mezzo di una foresta, il mirante do pescador dove si può vedere il paesaggio dall’alto di una pietra gigante, il pozzo naturale. Nel bel mezzo della camminata, invece di tornare indietro, continuiamo sul sentiero T02 che aumenta la difficoltà e il percorso ma che ci porta ad una cascata (cachoeira da Feiticeira). Qui, distrutti dalla fatica, ci mangiamo una mela e ci lasciamo purificare dall’acqua che scende e batte su di noi. Che sensazione unica!
Tornando facciamo lo stesso cammino fino al ritorno alla spiaggia di Abraãozinho, qui ci areniamo in spiaggia tra un bagno e una meritata cerveja ghiacciata.
L’altro modo di visitare l’isola è raggiungere alcune spiagge attraverso il mare. Sull’isola molte agenzie offrono diversi tipi escursione in barca, noi decidiamo di spendere il nostro terzo giorno andando a visitare le “praias paradisiacas” ovvero veri e propri angoli di eldorado. La passeggiata occupa tutta la giornata dalla mattina alla sera per un totale di cinque praias. Posti visti solo in televisione che mi si materializzano adesso, a 28 anni: Praia do Dentista, così chiamata perché lì ci viveva un dentista che avrebbe voluto privatizzare la spiaggia tutta per lui, Lagoa Azul, Praia de Piedade dove c’è una piccola chiesa chiamata appunto Igreja da Piedade, Cataguas e Ilhas da Botinas o anche conosciuta come Isole gemelle perché identiche.

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Mi trovo in grande difficoltà nel tentare di spiegarvi cosa i miei occhi hanno visto, acqua incredibilmente trasparente, pesci e stelle marine, alberi di cocco, palme, barche e abitazioni in posti improbabili, qualcuno che cucinava gamberetti fritti in baracche improvvisate.
Forse stavo sognando.
Gli altri due giorni ci siamo dedicati alla conoscenza degli abitanti stessi. Abbiamo chiacchierato e curiosato sulla vita di un isolano, com’è vivere qui l’anno intero, di cosa campano, tradizioni, cucina e abitudini. Ci hanno spiegato che il periodo più prolifero va da Novembre ad Aprile ovvero d’estate, i prezzi in questa stagione aumentano e, come le formiche, separano quello che avanza per il periodo di bassa stagione. L’inverno le temperature si aggirano attorno ai 18-20 gradi e Ilha Grande è invasa dagli europei (che al contrario si trovano in piena estate). La vita si basa tutta sul turismo e il mare è la prima fonte di lavoro e anche il principale ingrediente della cucina. Il pesce è, manco a dirlo, favoloso. Pesce fritto o grigliato, gamberetti fritti con limão, insalata con cipolla, gamberi con formaggio e sempre accompagnati dal riso e infine la moqueqa di pesce, una specie di zuppa cucinata assieme a latte di cocco, pomodoro e peperoni.
Non è facile vivere su un’isola tutto l’anno, ma qualcuno ne ha fatto uno stile di vita e una via di fuga dal caos delle città. Questo è uno dei motivi principali per cui gli argentini vengono qui ad investire e lo stesso per cui Benjamin ha deciso di lasciare Bariloche per gestire una pousada in Ilha Grande.
Gli ho fatto qualche domanda per sapere di più al riguardo.
Benjamin ha 30 anni e si trova ad Ilha Grande da 10 mesi. È venuto qui già 3 anni fa ma per causa del visto ha lavorato nell’ostello solo per la stagione estiva alternando ritorni in Argentina. Mi racconta che ha scelto il Brasile per il clima e il paesaggio, la bellezza naturale che il Brasile possiede. In Argentina è freddo ed è possibile andare al mare solo d’estate. Lui viveva a 4 ore da Buenos Aires e ha abitato e lavorato per qualche anno a Bariloche. Il motivo per cui ha deciso di cambiare città è per avere una vita più rilassata. E qui l’ha trovata.
Gli chiedo se l’ostello è di sua proprietà ma lui mi dice che è di una sua zia che ha comprato un terreno dove ci ha costruito questa pousada, poi lei è andata via e adesso la gestisce lui insieme alla sua fidanzata e qualche cugino. Gli domando se hanno studiato in Argentina e lui mi dice che in realtà è fisioterapista e che la sua ragazza si occupa di problemi sociali in età infantile, ma che hanno deciso di lasciare per il momento questa strada per vivere in totale relax qui.
L’Argentina ha cambiato presidente l’anno passato e tra l’altro è di discendenza italiana, gli domando se molti connazionali vengono in Brasile per causa della situazione economica e lavorativa. Benjamin con molta sincerità mi dice che non segue la politica argentina e che, come posso vedere, non ci sono televisioni. I suoi genitori vivono lì insieme alle sue sorelle ma mai parlano di politica. Mi dice che ci sono molti argentini sull’isola che sono lì per il suo stesso motivo. Anche io, in altrettanta sincerità, gli chiedo se gli piace questa vita e se non si sente triste per aver studiato fisioterapia (stessa considerazione per la sua compagna). Lui mi dice che ama questa vita, riparare, fare dei lavoretti tutti i giorni ma ama anche quello per cui ha studiato per 6 anni. Spera di poter fare le due cose un giorno. Vorrei sapere da lui delle cose positive dei brasiliani e delle cose negative. Lui ride e mi dice che sono molto socievoli e sempre sorridenti e che hanno la mente rilassata, ma la stessa calma è una cosa negativa perché hanno i loro tempi molto molto lenti.
Prima di lasciarlo al lavoro che aveva sospeso gli chiedo cosa gli manca di più del suo paese. Lui mi guarda e giustamente mi risponde cose che avrei dovuto immaginare: la famiglia e gli amici.
Lo ringrazio e lo lascio andare a levigare una persiana di legno.
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Quando torno in camera mi sdraio sul letto e penso a come dev’essere la vita intera qui, ha i suoi pro e i suoi contro. Sono fortunato ad aver avuto la possibilità di conoscere questo paradiso naturale, essermi arricchito con un’altra esperienza e averlo fatto insieme alla persona che amo.
Sull’isola, quando piove forte, l’elettricità va via lasciando tutti senza luce. Ci si arrangia con dei gruppi elettrogeni oppure con delle lampade o delle vecchie candele. L’ultimo giorno una forte tempesta mi regala un’altra sorpresa, dalla spiaggia ho l’opportunità di vedere il mare illuminato dalle scariche di fulmini. È tutto sorprendente e maestoso.

Dio qui ha fatto un gran bel lavoro mi dico.

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4 pensieri su “Cinque giorni in paradiso

  1. Buzio è molto popolare tra gli argentini, vedo molte magliette e cappellini souvenir delle vacanze lì. Non sono mai stata al mare in Brasile (ma mi piacerebbe molto!) e mi informerò prendendo punto da questo tuo post. Secondo te è fattibile organizzare in autonomia? Qui vendono sempre pacchetti per Buzio e Florianopolis, ma non so se è per praticità o per un fatto di sicurezza.

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