Quel giorno dal barbiere

Il mio barbiere (ormai ex) è un tipo strambo e allegro. Nel mio paese è conosciuto da tutti e fa questo mestiere da tanto tempo. Io ci andavo fin da piccolo, mi ricordo di tutti i particolari; il camice con la tasca ricucita, i profumi a pompetta Floïd arancione e verde, i poster ingialliti con acconciature passate di moda, il rasoio, il borotalco per alleviare la rasatura, i flaconcini di frizione per capelli, una vecchia lattina di Fanta piena di acqua attaccata alla stufa. Anche se fa questo mestiere da anni a volte faceva degli errori. Io ci andavo solo per farmi radere i capelli tutti della stessa misura quindi, il mio taglio, non era impegnativo. Un giorno decisi che i miei soldi potevano essere risparmiati e così mi comprai un tagliacapelli elettrico di plastica a poco prezzo. La sera chiamai mio padre al difficile compito di sostituire il barbiere e lui, insicuro, accettò l’invito. Per chi non sapesse, l’apparecchio è costituito da una parte metallica fissa (che taglia a zero millimetri) e una parte mobile di plastica con le varie misure che possono essere regolate a nostro piacimento. Con mio padre decidemmo la misura e lui cominciò il lavoro partendo da dietro ma improvvisamente la parte mobile si staccò dalla macchina elettrica e la cagata si materializzò di conseguenza. Mio padre lasciò i capelli in quello stato e bestemmiando non si assunse le responsabilità del fatto liquidandomi di punto in bianco. Il giorno dopo non andai a scuola ma diretto al barbiere. Mi analizzò e con un sorriso ironico mi diede un ceffone morale che ancora oggi ricordo. In dialetto locale:
tutti professionisti site diventati! Mo pure parito fa jo barbiere. Allora aecchi che ci stonco a fa!”
Secco e deciso. Giustissimo. Aveva tutte le ragioni del mondo ed io dovetti andare a pregarlo per rimediare alla cagata.
Nel Giugno del 2015 in una lectio magistralis nell’Università di Torino, Umberto Eco scatenò un grande dibattito sull’uso dei social media affermando: I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli”.
L’irruzione dei social network è stata in questo senso imbarazzante, perché ha dato a chiunque il diritto di parola e la possibilità di dibattere su qualsiasi tema senza avere né arte né parte. Tutti hanno la possibilità di dire la propria da dietro una tastiera senza avere una minima base di conoscenza o senza nemmeno preoccuparsi di informarsi sull’eventuale problema del giorno. Questo fa malissimo alla società.
Mentre prima dell’anno zero dell’era tecnologica le chiacchiere restavano chiuse tra le quattro mura di un bar, adesso tutti possono condividere la propria opinione che appare su una piattaforma accessibile a tutti.
Attenzione, non sono assolutamente contro l’uso dei social media anche perché qualcosa di buono hanno dato alla nostra collettività digitale, sono invece intimorito dall’uso che se ne fa quotidianamente. E qui mi ricollego al fatto che quei pochi che prima chiacchieravano al bar e lasciavano il dibattito al bar, adesso hanno la possibilità di criticare, giudicare, azzardare e soprattutto condannare o meno un fatto, una persona, un popolo, la comunità intera.
E’ pericolosissimo. E infatti ci affidiamo sempre di più a quello che si dice in rete, solo che quello che troviamo è molto spesso effimero e privo di fondamento e solleva spesso polveroni di odi e disprezzi. Se ci fate caso siamo quasi tutti contro tutti. Tutti sono nel giusto e tutti stanno nel torto.
La cosa bella del web è che tutti possiamo partecipare senza distinzioni di reddito, professione, razza o religione, questo è bellissimo. Il web e i social sono aperti a chiunque, non esistono caste.
Ma allora cosa c’è di sbagliato?
Che anche gli imbecilli possono dire la loro, e più imbecilli ci sono e più è pericoloso perché chi è furbo può manipolarli e sedurli a proprio piacimento.
Cerchiamo di vedere la parte buona del web che ha permesso a tutti di accedere alla conoscenza in modo più rapido e facile, ma la conoscenza mal interpretata può essere nociva e avvelenarci e allora ecco che i furbi approfittano degli idioti.
Qualcuno potrebbe criticarmi perché accettare questo mondo digitale significa accettare tutto, pro e contro, verissimo, sono completamente d’accordo e condivido. Da parte mia non ho le facoltà di giudicare nessuno ma posso consigliare una cosa: bisogna sempre informarsi ed accertarsi di cosa si sta dicendo, ricercare e studiare tutti i punti di vista del dibattito e solamente quando si è certi allora dire la propria opinione. Ah! Senza mai perdere l’umiltà, che è ciò che contraddistingue l’essere umano, che sia dottore o contadino.
Se non facciamo delle distinzioni siamo tutti degli esperti del settore. Però il dottore fa un lavoro e il contadino ne fa un altro. E allora il discorso del mio barbiere non fa una piega.
Tutti professionisti site diventati!

Franco docet

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